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Venti di creatività e stile
 
Lo Studio 13 compie 20 anni. Una delle poche scuole italiane specializzate nel make-up ha acquisito un prestigio internazionale, certificato dalle più importanti riviste del settore. E ora festeggia il suo anniversario con un ulteriore traguardo: una allieva della scuola, Chiara Ugolini, ha recentemente vinto il concorso Categoria Fantasy Beauty all’international Make Up Trade di Londra. Abbiamo incontrato il fondatore della scuola, Paolo Panczyk, per farci raccontare com’è nata e come si e sviluppata la sua attività.
 
Nel 1986, avviare un’attività rivolta solo all’insegnamento del trucco doveva essere una bella sfida, no?
Direi proprio di si. All’epoca, un po’ come accade ancora adesso, il trucco veniva considerato come un complemento dei corsi di estetica o di portamento o di fotografia, non gli si  rivolgeva molta attenzione. Tuttavia io, fin da quando avevo vent’anni, mi sono appassionato all’insegnamento e dopo alcune importanti esperienze in tal senso ho pensato che sarebbe stato giusto valorizzare questa disciplina sotto il profilo della formazione. Ancora oggi molte persone pensano che uscendo da una scuola di estetica si sappia truccare. Non è cosi, e aprire una scuola di trucco mi sembra il segnale giusto per dire che c’era bisogno di un altro tipo di professionalità, completamente diversa. Quella del 1986, in ogni caso, era una sfida doppia, perché parallelamente alla scuola ho intrapreso un’attività commerciale anch’essa rappresentava una novità assoluta, dal momento che si rivolgeva esclusivamente al mondo del trucco. La grande fortuna di Studio 13 è stata anche quella di aver trovato dei locali che potevano ospitare agilmente entrambe le attività, così che l’attività commerciale in un primo tempo ha fatto da traino a quella della scuola.”
 
Gli inizi sono stati un po’ duri, quindi.
“Non c’è dubbio, pensiamo al fatto che nel primo anno avevamo in programma solo un corso di trucco correttivo della durata di 3-4 mesi, cui seguiva un corso di specializzazione dedicati agli effetti speciali, rivolto a coloro che, volendo lavorare nel teatro o nel cinema, avevano bisogno apprendere tecniche di trucco più sofisticate. Già allora, però, ero convinto che il dovere di una scuola fosse quello di essere costantemente aggiornata sulle nuove tendenze, offrire sempre di più e meglio. Così, tra un mio viaggio e l’altro – perché ho sempre viaggiato, alla ricerca delle novità e delle tendenze – sono nati altri corsi e gli allievi sono cresciuti di numero. Nel frattempo abbiamo anche capito che cos’è veramente utile per un allievo. Abbiamo capito, ad esempio, che non esiste solo il truccatore che vuole lavorare nel campo dello spettacolo ma anche quello che vuole lavorare come truccatore in estetica, c’è quello che può frequentare un corso di otto mesi e c’è lo studente straniero che può fermarsi in Italia poche settimane o, ancora, quello che vuole lavorare solo in televisione. La scuola, così, si è modellata nel tempo secondo le varie esigenze”
 
Oggi c’è anche un corso riconosciuto dalla Regione Lazio………
“Si, la scuola è stata riconosciuta dalla Regione Lazio tre anni fa e da allora rilascia regolari attestati alla fine del corso. Debbo dire, però, che il nostro corso è più ricco e mirato di quanto non richiedano i programmi regionali. Questi ultimi, infatti, a nostro avviso, no tengono troppo conto delle esigenze del mercato che nel nostro caso sono molto specifiche. Così noi abbiamo inserito materie che ritengo utili per il futuro delle nostra professione, come il fotoritocco o la creazione di un book professionale che illustri le reali capacità del truccatore.  Ciò perché la nostra meta non è quella di far conseguire all’allievo un semplice attestato ma aiutarlo ad inserirsi nel mondo del lavoro attraverso collaborazioni esterne con fotografi, registi teatrali, registi di cortometraggi, nei vari settori dello spettacolo, per farli acquisire manualità ed esperienza pratica la di delle quattro mura protettive della scuola. Con noi, i ragazzi e le ragazze iniziano ben presto ad acquisire contatti, a rendersi conto delle varie realtà professionali, a dimostrare quello che sanno fare.”
 
E quanti “ce la fanno”, in percentuale?
Direi più o meno il 40%; ma non è solo questione di capacità professionali perché questo lavoro richiede anche una forte motivazione, il truccatore deve credere in se stesso e non arrendersi di fronte alle tante difficoltà che può incontrare. Un  altro 10%, più o meno, finisce per fare il truccatore come complemento al lavoro di estetista. Il restante 50%, quindi, si rende conto che truccare non è solamente mettere un po’ di colore qua e là, non ha una sufficiente capacità di impegno e di forza di volontà. Ripeto: la motivazione è tutto e l’insicurezza è la peggiore nemica di coloro che vogliono intraprendere un lavoro di libero professionista. Tanto più nel nostro ambiente che è un’arena nella quale non basta essere “bramini” ma bisogna essere veramente bravi e nello stesso tempo possedere un buona dose di umiltà.
 
Quali sono le motivazioni che portano un ragazzo o una ragazza a scegliere la professione di truccatore?
“Sicuramente  la ricerca creativa e l’amore per il trucco. Nella società di oggi, poi, dove l’immagine a volte conta più dei valori interiori, è molto affascinante sapere di avere il potere di poter rendere più belle le persone. Naturalmente c’è anche l’ambizione di entrare nel mondo dello spettacolo, anche se dietro le quinte ma con un ruolo molto prezioso. Un truccatore, infatti, aiuta l’attore e l’attrice ad esprimersi, ad entrare nel personaggio. Poi c’è anche la soddisfazione per alcuni, di entrare a fra parte di un equipe di altissimo livello, come ad esempio nel campo della moda nel quale il truccatore lavora a stretto contatto con lo stilista, o con il fotografo.”
 
Quanti sono oggi i corsi proposti dalla scuola?
“Circa 15 corsi l’anno, divisi tra i vari livelli e specializzazioni. Ma la nostra scuola è in continuo fermento: da poco tempo, ad esempio, abbiamo introdotto il corso di fotoritocco per il truccatore, che permette a quest’ultimo non solo di correggere su una fotografia il trucco sbagliato ma anche di aggiungere elementi nuovi, di sistemare le sopracciglia, raddrizzare una bocca storta e così via. Tutte cose, queste, che compensano le lacune del fotografo, che al massimo può modificare le luci ma non può certo entrare nel merito del trucco… Vi è poi la novità dell’uso dell’Air Brush, un make-up innovativo che fino a qualche tempo fa era usato solo dai truccatori e pressoché sconosciuto ai visagisti che da poco hanno iniziato ad adottarlo ed oggi hanno bisogno di conoscerne le tecniche di applicazione. Vorrei anche specificare che ogni corso si avvale di un pool di insegnanti, ciò che impedisce che l’allievo si appiattisca sul gusto e sullo stile di un solo truccatore. In seguito, dopo che avrà acquisito le varie tecniche e i vari tipi di approccio al lavoro, l’allievo saprà personalizzarsi “
 
Come vede il futuro della formazione e della professione di truccatore?
“Penso che le scuole si proporranno sempre più come elemento di specializzazione e sapranno confrontarsi sempre più con il mondo del lavoro. Ma qui debbo dire il panorama italiano è molto limitato rispetto a quello di altri paesi in cui il truccatore è tenuto in ben più alta considerazione. Penso al nostro teatro, dove il truccatore viene chiamato solo durante le prove dello spettacolo e deve poi abbandonare l’attore o l’attrice al suo destino. O penso al cinema italiano, in cui l’intervento specializzato, altamente professionale è sempre meno richiesto. Per fortuna stiamo assistendo ad un incremento delle fiction televisive di ambientazione storica, con la conseguente richiesta di bravi ed esperti truccatori. Ma vorrei davvero che ci fosse una volontà politica di investire e valorizzare il cinema italiano che potrebbe essere una grande risorsa non solo per nio truccatori ma per tante altre professionalità.”
 
Un’ultima domanda, perché Studio 13?
“Il 13 è un numero che è capitato molte volte in senso positivo nella storia personale mia e di mia moglie. Così quando abbiamo trovato i locali della scuola e abbiamo scoperto che il numero civico era 13 la scelta è stata pressoché obbligata.”
      
                                                                                                          Alberto M. Castagna