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 "I Vip del “trucco”
 
16 artisti di fama descrivono se stessi e il percorso che a permesso loro di raggiungere il livello massimo in campo professionale .... senza alcun "trucco"
 
 
 
Paolo Panczyk
 
Che sia stato il “caso” o il “destino” o meglio ancora una “scelta” apparentemente casuale, sono entrato nel settore del make up, quando avevo 18 anni.
Oggi dopo “appena” 32 anni di lavoro come truccatore, mi sento di poter dire che fu una scelta giusta: ancora oggi il mio lavoro mi piace, mi diverte, è un lavoro vario, creativo e mi ha permesso di arrivare dove volevo!
Mi permette di stare a contatto con tanta gente, gente diversa, gente dello spettacolo, del modo della moda e anche con tante belle persone che si affidano a me nei loro giorni più belli  o particolari della loro vita.
Gente che mi chiede di aiutarli a realizzare i loro progetti creativi, gente che mette nelle mie mani il loro viso, gente che si appoggia a me per accrescere la loro sicurezza, gente che spera io possa aiutarli a sentirsi più belli o a nascondere qualcosa che loro ritengono "brutta".
Ecco la cosa più bella di questo lavoro sono proprio loro “le persone”.
Quelle che incontro ogni giorno: persone diverse, di tutti i ceti, di ogni estrazione sociale, quelle meno attente, distratte, che stanno facendo qualcosa solo per soldi, quelle profonde e ricche di animo come tanti attori….. e tutti loro…. comunque  sono i miei maestri!
Da loro e con loro, posso continuare ad imparare: guardandole vedo, riflessi in loro, i miei lati positivi e quelli negativi, e scopro così tanto materiale su cui posso lavorare.
Da ogni incontro posso portarmi a casa qualcosa: che sia una grande gioia per essere riuscito a fare un bel lavoro, sia la tristezza di aver capito che non ho accontentato il cliente, dalla soddisfazione di aver fatto un gran bel lavoro di equipe, alla sensazione di non essere riuscito a comunicare e a fare quello che volevo o a realizzare quello che  mi avevano richiesto.
Fare il truccatore non è solo usare colori e prodotti. Tanto tempo fa, a Calcata, ho letto una frase che mi è rimasta nel cuore ed è divenuta da allora la “filosofia” del mio essere truccatore:
 
si può lavorare come fa un operaio
usando solo le mani
si può fare lo stesso lavoro anche come fa un artigiano:
usando le mani e la testa;
si può fare lo stesso lavoro come fa l’artista :
usando mani, testa e cuore.
 
Ecco questo  è il metodo che mi piace seguire, amo truccare per entrare in contatto con le mani, la testa e il cuore con tutti quelli che incontro, sia per dare sia per ricevere: gioie e insegnamenti.
Certo la preparazione “professionale”  è una richiesta di base, oggi più che mai il truccatore deve essere non solo “bravino” ma quanto più bravo possibile.
E, secondo me, per poter offrire la massima capacità, credo sia necessario un costante studio, un aggiornamento continuo, e credo una buona dose di umiltà sia la premessa per continuare a crescere.
Finchè lavoro ho bisogno di arricchire la mia conoscenza, stare dietro le novità, sentire e incontrare i colleghi nazionali e internazionali per scambiare con loro le reciproche  “scoperte”, le nuove tecniche, i nuovi prodotti che ci permettono di migliorare i nostri attuali risultati.
Tra le tante cose belle che ho fatto nella mia vita professionale, c’è l’apertura della scuola di trucco STUDIO 13 di Roma.
Insegnare vuol dire “dare”, e quando si dà con il cuore si e subito appagati!
Come con i figli, quando dai ad un figlio sei felice anche prima che ti arrivi o non ti arrivi, il suo grazie.
L’insegnare, ti porta ad essere in contatto con tanti giovani, essere in contatto con i loro sogni, con le loro ambizioni, con le loro paure e le loro incertezze; poterli guidare, sostenere, incoraggiare, aiutarli a scoprire e a far crescere i loro talenti è senz’altro cosa molto appagante.
Mi sento felice quando dopo qualche anno mi passano a salutare e mi comunicano che ci sono riusciti, sono truccatori, sono riusciti a realizzare il loro sogno.
E mentre loro raggiungono il sogno, io sento la mia soddisfazione per averli incoraggiati per averli aiutati e sostenuti, al meglio di me stesso, sono felice per loro, perché so com’è bello fare, come lavoro, qualcosa che ti piace veramente!